Chip sottocutanei: in futuro ci consentiranno di interagire con ciò che abbiamo intorno

Se hai un cane, sai sicuramente che cosa sia un microchip, perché quando era un cucciolo lo hai obbligatoriamente messo. Il microchip è un piccolo dispositivo, innocuo, che si mette nel sottocute dei cani e a volte dei gatti e che permette di identificarli in modo univoco attraverso un apposito lettore. Una soluzione semplice, comoda perché il cane non può perdere la sua “carta d’identità” anche se scappa, e che in futuro potrebbe essere utilizzata, con gli stessi scopi se non per altri molto più fantascientifici, anche sugli esseri umani.

In questo caso si parla di “tag”, piccoli dispositivi che vengono inseriti anche nel nostro caso nel tessuto sottocutaneo, che emettono frequenze e sono quindi in grado di interfacciarsi con l’ambiente esterno. Sicuramente si possono interfacciare con i lettori, che possono quindi venire a conoscenza dei dati anagrafici di chi lo porta oppure dei dati sanitari, che potrebbero essere inseriti e letti dai medici quando ci rechiamo da loro. E queste sono solamente le applicazioni più semplici a cui si possa pensare: perché la ricerca prospetta un utilizzo molto più ampio di questi tag…

In Onalda c’è un uomo, di 32 anni, che si è fatto installare una serie di tag che gli permettono di aprire la macchina quando si avvicina, di aprire la porta di casa, di alzare e abbassare le tapparelle delle finestre: lui è un “uomo-prototipo” di quello che domani potremmo riuscire a fare tutti. Ad esempio, potrebbe non esserci bisogno delle chiavi di casa per aprire la serratura: basta avvicinare il nostro tag, unico, alla porta di casa e questa si apre, senza più bisogno delle chiavi, e questo vale anche per la macchina.

Altri utilizzi potrebbero essere quelli che oggi facciamo con smartphone e smartwatch: il monitoraggio dell’attività fisica, dei valori corporei, ma anche lo scambio di informazioni con altri (una stretta di mano che scambia i numeri di telefono, per esempio) oppure la possibilità di pagare non passando il bancomat, ma semplicemente avvicinando la mano al dispositivo che permette il pagamento: niente più oggetti da portare in giro, solamente il nostro corpo che diventa quasi magico, per la sua capacità di interfacciarsi con l’ambiente esterno.

I tag al momento sono già disponibili in commercio, ma solo per l’utilizzo all’ingrosso per sperimentazione, anche perché ovviamente non sono regolamentati. Ma il futuro sembra proprio andare in questa direzione, una direzione nella quale il nostro corpo è sempre più al centro dell’attenzione e, soprattutto si avvicina sempre di più ad una macchina: eticamente, poi, ci sono anche delle implicazioni perché qualcuno ha paura di una rivoluzione del genere. Per adesso, i cani non si sono mai lamentati, ma immaginiamo che per l’uomo le cose potrebbero essere un po’ più complesse…

Source: Curiosone

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